Di tutto un po'

NOVANTUNESIMO MINUTO: ASPETTANDO IL RITORNO DEL CAMPIONATO

Tranquilli, si ricomincia presto!

Il campionato di calcio è al giro di boa, tra qualche giorno si riprenderà dopo un lungo stop, seguito al fittissimo calendario durante le feste, mutuato dalla Premier League ma che probabilmente alla resa dei conti non ha sortito gli effetti sperati in termini di riscontro. Il pubblico non è mancato negli stadi, ma del “Boxing Day” si poteva tranquillamente fare a meno. Peraltro, i vari “spezzatini” cui siamo abituati e dobbiamo farcene una ragione, adesso hanno contagiato anche la Serie B, campionato sempre avvincente che rischia di perdere un po’ in visibilità.

Considerazioni su “spezzatini” e visibilità

La presidenza di Andrea Abodi alla Lega B aveva finalizzato molto, quasi tutto, alla visibilità del torneo cadetto: gran parte delle partite il sabato, che era diventato il “giorno della B”, e naturalmente nelle pause per le nazionali, si giocava la domenica al posto della A, prendendosi un pizzico della sua visibilità.

Poi sono successe delle cose: la A ha ulteriormente “spezzettato” la sua giornata di campionato e la B si è adeguata di conseguenza, mentre nel frattempo la linea dura del presidente Mauro Balata per una B a 19 squadre (numero dispari, con un turno di riposo per ogni squadra) ha ulteriormente sparigliato le carte. A questo dobbiamo aggiungere il fatto che alcuni presidenti delle squadre cadette, soprattutto quelle imbottite di nazionali stranieri o magari con qualche under, hanno ottenuto che anche il torneo cadetto si fermi durante le pause della A.

Tra pause e turni infrasettimanali

Con la conseguenza che si è persa una finestra di visibilità che poteva essere importante, oltre a dover effettuare un percorso anomalo, con vari turni infrasettimanali per tenere il passo. Ciò significa che una squadra, tra il suo turno di riposo e le pause per le nazionali, può trovarsi anche a rimanere ferma a lungo. Tutte situazioni risolvibili, certamente, soprattutto se si capirà la composizione dei campionati nella prossima stagione. Ci vorrà qualche accorgimento, e certamente buonsenso da parte di tutti… quel buonsenso che al mondo d’oggi sembra merce rara, ma che alla fine serve per trovare le soluzioni migliori.

Certo qualche passo deve farlo anche la Lega di A. Le televisioni impongono lo spezzatino talvolta indigesto, perché in qualche caso la giornata comincia il venerdì e finisce addirittura il martedì. Chiaro che in chi ha qualche anno ci sia un po’ di nostalgia per la contemporaneità, ma dal momento che i tempi cambiano, siamo sicuri sicuri che sparpagliare così tanto le giornate sia stata la soluzione migliore? Perché a parte i tifosi irriducibili che vivono per il calcio, magari si perde interesse da parte degli appassionati cui piace vedere le partite più che tifare uno o l’altro.

Al VAR dello sport

Si illudeva chi sperava che con l’avvento della “moviola in campo” le discussioni sarebbero diminuite. Chi pensa nella malafede degli arbitri, nel cosiddetto “gombloddo” continuerà a pensarlo a prescindere da ogni soluzione, chi amava il “bel calcio di una volta” possibilmente in bianco e nero anch’esso rimarrà della propria opinione, magari confortato da Platini o qualche altro campione del passato. Chi le partite le va ancora a vedere allo stadio in qualche caso si innervosisce per le pause dovute alla necessità di rivedere l’azione… Insomma, ci sarà sempre e comunque chi non è d’accordo a prescindere.

Oggi il calcio maggiore è principalmente uno spettacolo televisivo, la tv è sempre più ad alta definizione, quindi con la moltitudine di telecamere che ci sono era inevitabile utilizzare la tecnologia anche per verificare in tempo reale le decisioni arbitrali, anche se è abbastanza umano che qualche direttore di gara, specie tra i meno giovani, possa vedere nella VAR una limitazione più che un ausilio come invece di fatto dovrebbe essere. È un po’ come un anziano alle prese con uno smartphone: c’è chi si diverte e chi invece “non ci capisce niente” perché la sua forma mentale non lo prevede.

Di fatto, anche di fronte all’azione più nitida, spesso ognuno vedrà tutto a modo proprio. E in fondo il calcio è fatto anche di queste polemiche, talvolta inutili ed esagerate, ma tant’è. Quelle polemiche che invece di rimanere circoscritte, si sono allargate ad altri settori, dalla politica, alla vita sociale e così via. Sembra tutto tifo calcistico.

Interesse del campionato

Occorre essere sinceri: la lotta per lo scudetto riveste pochissimo interesse con una Juventus che ha già staccato tutti ben prima del giro di boa. Con inevitabili sbocchi di bile delle tifoserie avversarie, specialmente quella interista che è probabilmente la più accanita, del resto non è di oggi la rivalità, probabilmente superiore a quella che per la Juventus può essere con il Torino e per l’Inter con il Milan.

Per fortuna, quest’anno la A sta proponendo una classifica che, prime posizioni a parte, perché anche il Napoli si è abbastanza cristallizzato al secondo posto, ha involontariamente mutuato una delle cose più belle della B. Parliamo della cosiddetta “classifica corta”, con pochi punti che possono fare la differenza e far scivolare una squadra, per esempio, dalla zona Champions-Europa League alla parte destra della graduatoria. Quest’anno c’è molto equilibrio nella parte medioalta, e in fondo bastano due sconfitte per rivedere i propri piani. A parte probabilmente l’Inter che è la squadra messa meglio dopo le prime due, è un discorso che vale per tutte quelle coinvolte o che ambiscano a un posto in Europa. I giochi sono tutti aperti, e quasi certamente sarà così a lungo.

In fondo… tutto è possibile

Nelle zone basse, oggi è potenzialmente ancora tutto possibile con l’intero girone di ritorno da disputare. Facile che la bagarre continui fino alla fine, ora che il Chievo Verona sembra finalmente avere trovato con Mimmo Di Carlo il tecnico giusto, anche se la squadra non può permettersi altri passi falsi ed è evidentemente quella maggiormente indiziata di scendere di categoria. Discorso che vale anche per il Frosinone penultimo, anch’esso con un cambio di allenatore e l’avvento di Marco Baroni al posto di Moreno Longo.

Qui c’è una considerazione da fare, legata alle promozioni e alle panchine: due squadre, quest’anno, hanno dovuto a un certo punto cambiare l’allenatore che le aveva riportate in A. Prima del Frosinone, è successo all’ Empoli con Iachini al posto di Andreazzoli. Difficile capire perché un gruppo manifestamente superiore in B, poi sia in crisi in A. Era successo anche con il Benevento, che poteva tuttavia pagare un “noviziato” che invece queste due squadre non hanno nella massima serie. Può essere uno dei tanti motivi di riflessione.

Il calcio del “tutto subito”

Una cosa comune, nel mondo del calcio, è che si vuole tutto subito e il passato anche recente non conta. Basta un paio di sconfitte, in un ambiente dove c’è molta pressione, per mettere un tecnico in bilico. Altrove c’è più pazienza, in qualche caso anche troppa, legata per esempio alla gratitudine che qualche volta impedisce scelte drastiche nella guida tecnica e nella rosa. Ma in genere le grandi pretendono tanto, e talvolta anche quelle che grandissime non sono. Non c’è tempo per un progetto tecnico, non c’è tempo per far crescere dei calciatori. Non c’è tempo per nulla, solo per fare punti. E se vinci, magari si lamentano che non hai giocato bene. “E’ il calcio, bellezza… e non ci puoi fare nulla”. Buon campionato…quando arriverà… per ora c’è la Coppa Italia con le squadre principali imbottite di seconde linee.

Davide Camera

 

 

 

Categorised in: Calcio, Novantunesimo Minuto, Sport

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