Di tutto un po'

RADIOGOL: IL RACCONTO DI UN SOGNO REALIZZATO

Leggendo Radiogol, il libro scritto da Riccardo Cucchi, edizioni Il Saggiatore, sembra di sentire la sua splendida voce raccontare la sua vita, come in una radiocronaca, però senza la concitazione tipica delle partite di calcio. Quanti di noi, “malati di radio”, non hanno sognato di arrivare a “Tutto il calcio minuto per minuto”, la maggior parte, come Riccardo, sulle orme di Ameri, Ciotti, Provenzali, Ferretti, Luzzi e tanti altri, a raccontare l’evento dal campo principale, o da un altro degli stadi importanti di quella domenica.

Domenica: perché le partite non avevano anticipi e posticipi, la contemporaneità, tanto cara ad Alfredo Provenzali e non solo a lui, era il fulcro del campionato. Le partite cominciavano alla stessa ora e finivano 90 minuti dopo, a parte il recupero che non era così cospicuo come quelli di oggi, ma era un calcio più romantico, senza tecnologie, al massimo con la moviola di Sassi e Vitaletti alla “Domenica Sportiva”, che spesso comunque non scioglieva i dubbi… al che la domanda “perché oggi la VAR li scioglie?” viene spontanea, ma con tante telecamere, spesso almeno li riduce. Un altro calcio, tutt’altra epoca.

Riccardo Cucchi

Prima linea e fureria: comunque una grande passione

Se devo essere sincero, io ero uno dei pochi a non sognare la prestigiosa carriera di Riccardo, ma piuttosto quella del suo successore Filippo Corsini. Entrambi diventati capi della redazione sportiva del Giornale Radio Rai, ma il primo è un grande radiocronista, il secondo invece un autorevole conduttore. Quindi, non Ameri o Ciotti, ma Bortoluzzi, De Luca. Alfredo Provenzali ha svolto entrambi i compiti egregiamente, il grande giornalista genovese li distingueva in “prima linea” e “fureria”: non sempre si sanno far bene entrambi, sono specializzazioni diverse.

Ma in comune con Riccardo, Filippo, e molti altri, ho la passione per la radio, e per un certo modo di intendere il calcio, che ci ha fatto amare profondamente quel giornalismo raccontato e parlato, che talvolta con Sandro Ciotti e poi anche con Claudio Ferretti sfociava nella poesia senza diventare ridicolo, perché la competenza calcistica si univa a una proprietà di linguaggio non comune. Per questo non ci si può non riconoscere, leggendo il libro di Riccardo Cucchi.

Dal Gelosino al Mondiale 2006

Il racconto di una vita, non solo nei passaggi che lo hanno fatto diventare la prima voce di Tutto il calcio minuto per minuto, il radiocronista che ha annunciato l’ultima vittoria italiana ai Mondiali di calcio, a Berlino 2006, ma anche scherma, canottaggio, passando all’inizio della sua carriera per i “giri di nera” e la gavetta a Campobasso.

C’è il Riccardo ragazzino che armeggiava con il “Gelosino” di prammatica inventando radiocronache, e saliva sul terrazzo col binocolo per vedere il tabellone dell’Olimpico durante la partita della Lazio. Una passione che si evolve, che sfocia con il famoso scudetto del 1974, in quella squadra così “pazza” dove l’ indiscusso elemento equilibratore tra personaggi tanto diversi e conflittuali, insieme con l’allenatore Tommaso Maestrelli, era il portiere Felice Pulici, che seppe poi portare la sua saggezza negli studi televisivi come opinionista, prima di morire prematuramente. Chinaglia, Wilson, Martini, Garlaschelli, lo sfortunato Re Cecconi, Frustalupi: molti di loro ci hanno lasciato presto, diventando storia del calcio e di un fenomeno unico come era quella squadra.

La bravura di Riccardo, che si evince dal suo libro, è quella di aver saputo trasformare la sua passione per una squadra in passione per uno sport, per il calcio, riuscire a saperla raccontare, rubando il mestiere ai grandi maestri che si è trovato ad affiancare, mostrando assoluta neutralità rispetto alla partita che raccontava. Una neutralità che gli permise di raccontare, con vero entusiasmo, anche lo scudetto della Roma nell’ anno 2000-2001.

Una dura gavetta

Il tutto partendo da una lunga gavetta, iniziata, per lui romano, alla Sede Rai di Campobasso, con i telegiornali regionali che nascevano in quel momento, con la Terza Rete, e la messa in onda televisiva addirittura in un pullman esterno. Fare il cronista di provincia – lo sappiamo bene noi che la gavetta l’ abbiamo fatta nelle tv private locali – significa fare tutto, dai giri di cronaca, agli incidenti stradali gravi, la nera, la giudiziaria, la bianca, la politica… e lo sport. Tutto, insomma: il tuo sogno è fare il radiocronista, o magari il conduttore? Intanto impara a fare il cronista, il giornalista, a raccogliere le notizie e a riportarle. Mantieni umiltà nei confronti di quello che racconti, e forse diventerai bravo.

Sandro Ciotti ed Enrico Ameri

Riccardo ha trovato come suo primo caporedattore Tonino Scarlatelli, che sconti non ne faceva, giustamente. Poi però, quando Guglielmo Moretti e Mario Giobbe gli chiedevano un radiocronista per sostituire Ezio Luzzi indisposto, ecco che dava la grande opportunità al giovane Riccardo. Che non se la fece sfuggire: lì subentrarono altri maestri, come lo stesso Moretti, talmente orgoglioso della storia sua, della sua redazione e della trasmissione che aveva inventato con Sergio Zavoli e Roberto Bortoluzzi (“Tutto il calcio”, ovviamente) non voleva, non doveva e non poteva regalare nulla ai nuovi. Bisognava imparare dai grandi, e magari ascoltare i consigli decisivi di chi era disposto a darne, come Mario Giobbe: più brevi siete, più bravi siete. Semplice, ma insieme difficilissimo. Prima i vari Cucchi, Dotto, Gentili, Raffa, Forma, Carboni, poi con Giobbe (e Massimo De Luca) la bravissima Nicoletta Grifoni, Delfino, Verna, via via fino all’ultimo ricambio generazionale avviato proprio da Riccardo nel suo ruolo finale di caporedattore, e ora proseguito da Corsini.

Passo dopo passo, un talento coltivato tenacemente, unito alla passione ed alla voglia di imparare, che poi diventa “prima voce” ed infine coach, capo di una squadra, in un mestiere per forza di cose ricco di “primedonne”, che però devono fare per forza squadra per riuscire a svolgere il loro ruolo, che ormai da due ore si è esteso a due o tre giorni: raccontare l’intera giornata calcistica e sportiva in generale.

Filippo Corsini e Alfredo Provenzali in Tutto il calcio minuto per minuto

Gli insegnamenti ai giovani

E allora è Riccardo, in questo libro, ma anche nei suoi incontri pubblici, a dare insegnamenti destinati agli aspiranti radiocronisti, che a scapito del periodo non felicissimo del mezzo radiofonico, ci sono sempre, in una splendida controtendenza. A darli non è il maestro dall’alto della sua esperienza, ma l’ex ragazzino, ex aspirante radiocronista che sentì grazie alla voce di Enrico Ameri lo scudetto della Lazio, perché in curva all’ Olimpico aveva la visuale coperta e quindi doveva affidarsi ugualmente alla radio. Quell’ ex ragazzino, che poi di scudetti nella sua vita ne ha raccontati tanti, anche storici, è stato reso maestro a sua volta dalla vita, dall’esperienza, dal ruolo di caporedattore che impone una visione complessiva. Radiogol va letto anche perché dispensa questi consigli, preziosissimi per i giovani e non solo.

Attenzione, però: nella sua umiltà, Riccardo nel libro non dice di essere arrivato in finale di carriera proprio nel posto che fu di Guglielmo Moretti, Gilberto Evangelisti, Mario Giobbe, Rino Icardi, Luigi Coppola, né di avere avviato l’ultimo ricambio generazionale. Si sente un testimone, che ancora, perfino sui social, riesce a raccontare quel calcio romantico che piace a noi. E quando non è romantico, sottolinea chiaramente che non è più quel calcio e che non gli piace.

Giacomo Puccini

Un altro Maestro… a Torre del Lago

Nel libro di Riccardo Cucchi c’è anche un altro Maestro, che non è di radio, né di calcio… Rappresenta l’altra sua forte passione, la musica lirica. Si tratta di Giacomo Puccini, e qui l’autore si cimenta in un esercizio che in radio fu ispirato tanti anni fa da Andrea Camilleri e altri funzionari, ma che nulla c’entra con lo sport: Le interviste impossibili. Grandi scrittori, come Umberto Eco, Vittorio Sermonti, Maria Bellonci, Giorgio Manganelli, poeti come Nelo Risi fingevano di intervistare personaggi famosi del passato, o addirittura immaginari, delineati dalla loro penna e con le voci di grandissimi attori. In Radiogol, Riccardo propone la sua “intervista impossibile” a Puccini, e quel testo avrebbe potuto essere inserito nella storica serie, magari con il Maestro interpretato da chi lo propose efficacemente in televisione, Alberto Lionello.

Anche se il libro non è più di fresca uscita, lo abbiamo voluto recensire, dato che abbiamo ripristinato il nostro sito solo diverso tempo dopo. Riteniamo che Radiogol debba essere letto non solo da chi ha le nostre stesse passioni, ma anche da chi semplicemente vuole leggere il racconto di una vita, scritto in modo estremamente scorrevole, gradevole come la voce del suo autore, e magari ritrovare nelle sue passioni anche la propria, pur completamente diversa. Radiogol non è una storia di radio, di calcio, di giornalismo: è una vita raccontata come una splendida radiocronaca. Che Sandro Ciotti avrebbe concluso con la sua tradizionale frase: “a tutti gli amici all’ascolto, il nostro più cordiale a risentirci”. A risentirci, Riccardo!

Davide Camera

 

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Categorised in: Editoriali, Libri

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